SMART AGRICULTURE

Le tecnologie di misurazione sensoriale cambiano il modello di approccio produttivo dell’agricoltura rendendola più sicura, meno dispendiosa e sostenibile.

Oggi l’agricoltura si trova ad un bivio dal quale si diramano due strade opposte: da una parte la strada dei processi di coltivazione iper-intensiva che dovranno soddisfare la domanda di cibo di sempre più miliardi di persone affamate, dall’altra l’affermarsi di una necessaria coscienza bio-etica che però rischia di perdere di vista l’obiettivo principale, cioè riuscire a sfamare la terra, potendo produrre poco e per i pochi che possono permetterselo.

In mezzo, tra la logica “della quantità̀ ma non della qualità̀” (si pensi all’uso intensivo dei pesticidi o degli OGM) e quella “della qualità ma non della quantità” (che può̀ essere rappresenta, ad esempio, dal “km zero” o dal cosiddetto bio-dinamico), si ritiene vi possa essere una terza via, e cioè che proprio attraverso l’uso di alcune tecnologie “intelligenti”, mutuate da settori vicini, si possa riportare l’agricoltura sul cammino della sostenibilità senza perdere di vista la produttività e anche il profitto di chi fa questo mestiere. 

Arrivare ad una risposta o meglio, riuscire a “fare da ponte” fra agronomia, biologia e ingegneria offrendo una visione di ciò che è possibile domani usando però le tecnologie di oggi, facilitando le possibili connessioni interdisciplinari, è rappresentato da quanto di seguito descritto. L’idea di base è partire dall’individuare che dopo il paradigma delle smart cities e del city sensing si può oggi immaginare di fare un salto in avanti, passando ad applicare il concetto smart anche alle campagne, o meglio che si possa arrivare ad immaginare che anche le campagne saranno “più intelligenti”.

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